top of page
  • Instagram
  • TikTok
  • Facebook
  • YouTube

Caso 3: Ripensare il mio rapporto con il cibo

3 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Questions I Never Thought to Ask


Vivendo in Italia, ci sono stati molti momenti in cui la vita quotidiana o alcuni problemi legati al mio corpo mi hanno fatto chiedere: “Perché queste cose non le impariamo a scuola?” oppure “Sono l’unica a non saperle?”. O forse ho semplicemente dimenticato alcune delle cose che avevo imparato a scuola.


Facendo ricerche per conto mio e provando le cose in prima persona, ho iniziato gradualmente a capire un po’ meglio il mio corpo e il mio modo di vivere. Capire meglio noi stessi ci aiuta anche a prenderci cura degli altri. In questa serie, vorrei condividere ciò che ho imparato lungo questo percorso, dalle conoscenze di base utili nella vita quotidiana alle piccole cose che ho scoperto vivendo in Italia.

Pensavo che mangiare facesse parte dello studio, ma…

Fin da piccola ho sempre amato il cibo, ed è stata proprio questa passione a portarmi a studiare all’Università di Scienze Gastronomiche. Assaggiare piatti che non avevo mai provato prima, confrontare diverse varietà dello stesso ingrediente o scoprire come i diversi metodi di produzione influenzino il sapore: qui, mangiare significa anche imparare.


Una volta iniziato a pensarla così, ho trovato infinite ragioni per mangiare. «Sono arrivata fin qui», «Dovrei conoscere anche questo» oppure «Quando mi ricapiterà l’occasione di assaggiarlo?».


Senza rendermene conto, mangiare era diventato quasi un obbligo. A volte mangiavo più di quanto volessi e facevo fatica a gestire il mio peso. Dopo aver bevuto alcolici, fermarmi diventava ancora più difficile. Quante volte mi sono svegliata la mattina dopo, pentendomi di aver mangiato troppo?



Perché è più difficile smettere di mangiare dopo aver bevuto alcolici?

Approfondendo l’argomento, mi sono resa conto che avere fame e fare fatica a smettere di mangiare sono due cose diverse.

Uno dei fattori è che l’alcol influisce sulle aree del cervello coinvolte nel controllo del nostro comportamento. Anche quando normalmente riusciremmo a pensare «Ho mangiato abbastanza» e a fermarci, l’alcol rende più difficile agire di conseguenza.


In un esperimento, 60 studentesse universitarie sono state divise in due gruppi: uno ha consumato alcol, mentre l’altro ha ricevuto una bevanda placebo preparata per assomigliare a una bevanda alcolica. Dopo aver bevuto, i ricercatori hanno misurato la loro capacità di inibire le proprie risposte e hanno poi dato loro 15 minuti per assaggiare dei biscotti.


Il gruppo che aveva consumato alcol ha ottenuto risultati peggiori nel test di controllo inibitorio e ha assunto più calorie mangiando i biscotti. L’analisi ha suggerito che una riduzione del controllo inibitorio possa contribuire a un maggiore consumo di cibo.


Un altro fattore riguarda il modo in cui l’alcol modifica la nostra attenzione verso il cibo e il desiderio di mangiare.

In un esperimento, dopo aver consumato alcol, i partecipanti prestavano maggiore attenzione al cibo, riferivano un desiderio più forte di fare uno spuntino e mangiavano di più. Tuttavia, un altro esperimento incluso nello stesso studio non ha riscontrato esattamente gli stessi cambiamenti. L’alcol può modificare il modo in cui reagiamo al cibo, ma i suoi effetti variano.


Per questo, ultimamente, invece di affidarmi soltanto alla mia forza di volontà dopo aver bevuto, ho iniziato a organizzarmi in anticipo. Mangiare un pasto completo anziché bere a stomaco vuoto. Decidere quanto voglio bere e scegliere un bicchiere più piccolo. Alternare le bevande alcoliche con dell’acqua, senza bere troppo in fretta. Se vado a una festa a casa di amici, porto con me la mia borraccia. Voglio cominciare cambiando queste piccole abitudini.


Come scelgono cosa mangiare le persone che amano il cibo?

Un tempo pensavo che essere una persona appassionata di gastronomia significasse amare il cibo ed essere capace di mangiarne tanto. Una persona che conosce ogni genere di piatto, è sempre aggiornata sui ristoranti più famosi e cerca continuamente qualcosa di nuovo da assaggiare.


Ma osservando le persone intorno a me, ho iniziato a rendermi conto che la passione per il cibo può manifestarsi anche in altri modi.


Alcune persone danno importanza alla provenienza del cibo. Altre dedicano tempo a riflettere attentamente su ciò che cucinano, su ciò che mangiano e su ciò che offrono agli altri. C’è anche chi sceglie ciò che gli piace davvero e compra solo quello di cui ha bisogno.


«Non voglio mangiare altro, ma non voglio nemmeno sprecare il cibo».


Un’amica mi ha raccontato che, proprio perché non vuole sprecare il cibo quando è già sazia, cerca di comprare qualcosa solo quando ne ha davvero voglia, fin dall’inizio.


Anche le parole di un’altra amica mi sono rimaste impresse: «In realtà, abbiamo bisogno di meno cibo di quanto pensiamo».

Non devo necessariamente finire un piatto intero da sola per sapere che sapore ha. Se c’è qualcosa che voglio assaggiare, posso decidere fin dall’inizio di condividerlo con un’amica. Se penso di non riuscire a finire qualcosa, posso chiedere: «Ne vuoi un po’?».

In questo modo, posso divertirmi ad assaggiare cibi diversi senza costringermi a mangiare più di quanto desideri. E c’è anche il piacere di condividere le nostre impressioni.

Forse, fino ad allora, avevo deciso quanto mangiare basandomi non tanto sulla fame che sentivo davvero, quanto su ciò che immaginavo: «Dovrei riuscire a mangiare questa quantità» oppure «Potrei avere di nuovo fame più tardi, stasera».

Invece di comprare più di quanto riesca a mangiare e poi preoccuparmi degli avanzi, potrei iniziare a ripensare alle quantità che compro o che mi servo fin dall’inizio.


Ho iniziato a riflettere sul concetto di «piacere» in relazione alle mie abitudini alimentari, proprio come ne parla Carlo Petrini. Per me, gustare del buon cibo e del buon vino è uno dei grandi piaceri della vita.


Così ho ripensato alla sua idea di piacere. Ma quando continuo a mangiare anche dopo essermi saziata e mi sveglio la mattina dopo piena di rimpianti, quanto piacere ne ho davvero ricavato?


Voglio dare valore alle mie scelte. Voglio conoscere come vengono coltivate le verdure biologiche e poi usare questa conoscenza per scegliere cosa comprare. Voglio ascoltare le idee di un produttore e poi acquistare un vino che trovo davvero buono. Voglio leggere le liste degli ingredienti. Voglio prestare attenzione a ciò che mangio.



Il cibo prodotto con cura e impegno ha un prezzo che riflette il lavoro che c’è dietro. Ma questo non significa che debba mangiare cibi costosi ogni giorno. Magari, una volta al mese, posso acquistare qualcosa da un produttore che mi incuriosisce e prendermi il tempo per gustarlo. Negli altri giorni, posso mangiare rispettando un budget adatto alle mie possibilità, senza trascurare la mia salute.

E oltre a riflettere su ciò che scelgo, voglio prestare più attenzione a consumare tutto quello che compro e a capire quali quantità riesco a mangiare senza sentirmi troppo piena.


L’«Hara Hachibu» di mia nonna

Mia nonna mi diceva sempre «hara hachibu», un’espressione giapponese che significa mangiare fino a sentirsi sazi all’80% circa. Poiché amo il cibo, ho sempre pensato che, se qualcosa era buono, volevo mangiarne in abbondanza. Ma ora mi sembra di cominciare a capire che cosa intendesse. Finire un pasto quando posso ancora pensare: «Che buono!». E lasciare un po’ di voglia anche per il pasto successivo.


Quando mi capita di scoprire un piatto che non ho mai provato prima, voglio ancora assaggiarlo. Voglio continuare a godermi i pasti con gli amici e i momenti trascorsi insieme davanti a una bottiglia di vino. Credo che l’importante sia trovare un equilibrio tra questo piacere e la quantità di cibo che riesco a mangiare senza sentirmi troppo piena. Prestando un po’ più di attenzione a quanta fame ho e a ciò che mi va di mangiare, voglio continuare a imparare attraverso il cibo, proprio come ho sempre fatto.



Segui il nostro viaggio @movimento.metropolitano.


bottom of page