ISSUE Vol. 6 – BRA’S: Alla scoperta del legame tra il cibo e la città
Gastronomy is Not About Haute Cuisine
Non immaginavo che a Bra, una cittadina di circa 30.000 abitanti, ci fosse così tanta gente. Continuavo a pensarci mentre camminavo per le sue strade.
BRA’S è un festival dedicato alla specialità locale, la Salsiccia di Bra. È organizzato dalla Regione Piemonte, da Confcommercio Ascom Bra e dal Comune di Bra.
Mentre Slow Food e l’Università di Scienze Gastronomiche si preparavano al Salone del Gusto della settimana successiva, le istituzioni e le attività commerciali locali erano protagoniste di un’iniziativa per dare nuova vitalità alla città attraverso il cibo.
Le piazze erano piene di stand gastronomici, si tenevano show cooking e la sera i DJ mettevano musica. Quando ci sono andata, il venerdì sera, le strade erano affollate di persone che mangiavano, bevevano e si divertivano.
Adoro l’atmosfera di queste manifestazioni italiane.


Ho mangiato anche un tagliere di formaggi e salumi. C’erano tante cose deliziose, ma anche lunghe code, una focaccia un po’ asciutta e formaggi dal sapore intenso che mi hanno saziata più di quanto mi aspettassi. Anche scambiarci le nostre impressioni su tutto ciò che avevamo assaggiato faceva parte dell’esperienza del festival.

Allo stand del Castelmagno DOP mi hanno mostrato un formaggio ben stagionato. Mi è piaciuta molto la sua consistenza particolare, leggermente granulosa, che si sbriciolava delicatamente in bocca. Mi hanno spiegato che viene sciolto con latte o panna per preparare una salsa con cui condire gli gnocchi. Uno dei piaceri di eventi come questo non è soltanto acquistare e assaggiare prodotti locali, ma anche avere l’occasione di parlare direttamente con i membri del consorzio dei produttori, con cui altrimenti difficilmente avrei modo di confrontarmi, e scoprire come questi prodotti vengono consumati nel loro territorio d’origine.

Ma ciò che mi è rimasto più impresso non sono stati gli stand gastronomici, bensì quello che accadeva al di fuori dell’area del festival.
La domenica, passeggiando per le strade lontane dalla sede principale dell’evento, ho notato che erano aperti persino alcuni negozi normalmente chiusi. Alcuni proponevano sconti, mentre altri avevano creato prodotti speciali per l’occasione. Le gelaterie collaboravano con le panetterie, i locali di piadine con le formaggerie, dando vita a menù speciali.
Ogni attività partecipava al festival a modo suo.


In una profumeria c’era un gioco in cui i visitatori dovevano indovinare diversi profumi legati al cibo: limone, vaniglia, pistacchio, banana e riso. Anche nel mondo della profumeria ci sono tantissimi legami con il cibo.


Quando ho parlato con una commessa, mi ha detto con entusiasmo: «Mi piace tantissimo!», raccontandomi cosa pensava del festival. Mi ha spiegato che il cibo fa parte della cultura di questa regione ed è legato anche al loro lavoro. Ho avuto l’impressione che, per lei, fosse del tutto naturale che una profumeria partecipasse a un festival gastronomico.
In questa zona noto spesso che le porte dei negozi sono ricoperte di adesivi di altre attività locali e di eventi della comunità. In qualche modo, sono diventati quasi un segno distintivo di un «buon negozio».

Guardando quegli adesivi, ho iniziato a immaginare le diverse attività locali che ogni negozio sostiene. A Bra, città natale di Slow Food, forse le persone, quando scelgono un negozio, non si affidano soltanto a marchi riconoscibili, certificazioni e valutazioni, ma considerano anche questi legami quotidiani come segnali di fiducia. Di recente ho conosciuto due persone che inizialmente frequentavano un locale come clienti, poi se ne sono innamorate al punto da iniziare a lavorarci e decidere di rimanere a Bra. Chi un tempo entrava per mangiare è diventato la persona che oggi accoglie gli altri.
L’incontro con un locale può persino influenzare la scelta di dove lavorare e di quale città chiamare casa. Ognuno ha una propria idea di cosa renda «buono» un negozio o un locale. Ma per me, il fatto che ci siano persone che desiderano continuare a far parte di un luogo in questo modo dice molto su ciò che lo rende speciale.
Oltre al mercato settimanale, Bra ospita anche mercatini dell’antiquariato e mercati dei produttori locali. Durante l’estate, inoltre, la città si anima ogni venerdì con eventi dedicati all’aperitivo. Mi chiedo se i legami tra le attività commerciali che ho osservato durante BRA’S siano cresciuti proprio attraverso queste iniziative quotidiane. Le strade e le vetrine di sempre diventano parte del festival, e le persone passeggiano da un posto all’altro, lasciandosi incuriosire da ciò che incontrano. Anche senza un biglietto per accedere alla piazza principale, si possono godere la musica e l’atmosfera. Ci si può fermare a mangiare qualcosa, entrare in un negozio o semplicemente fare due passi, sentendosi comunque parte della festa. Gli spazi pubblici di tutti i giorni si sono trasformati in luoghi in cui anche persone che non si conoscono hanno potuto condividere lo stesso momento.
D’altra parte, ho sentito un abitante del posto dire: «Quell’evento serve ad attirare persone da fuori Bra e a far conoscere loro la Salsiccia di Bra».
A me era sembrato un festival di cui tutta la città potesse godere. Ma quelle parole mi hanno fatto capire che alcuni abitanti lo vedevano non tanto come un evento per la comunità locale, quanto come un’iniziativa rivolta ai visitatori. Anche percorrendo le stesse strade, io noto cose diverse rispetto a chi vive a Bra da molti anni. Ho sentito anche qualcuno dire: «Non ci sono molti posti in cui tutti possano ritrovarsi regolarmente». Un tempo c’era un luogo dove gli studenti potevano incontrarsi per studiare e persone di tutte le età potevano fermarsi a pranzo in un ambiente informale. Ma quel posto ha chiuso e le occasioni per trascorrere del tempo insieme in spazi di questo tipo sono diminuite.
Sentire quelle parole in una città così piena di gente durante i giorni del festival mi ha fatto riflettere. Ci sono persone che si innamorano di un locale e decidono di rimanere a Bra. Allo stesso tempo, ho sentito altre persone raccontare di come stiano scomparendo i luoghi quotidiani in cui potevano incontrarsi regolarmente. In una giornata in cui tutta la città si era trasformata in una festa, io, da persona venuta da fuori, mi divertivo a riscoprire ciò che rende speciale Bra. Ma i legami tra questa città e i suoi abitanti continuano ben oltre la fine del festival. Da una parte, c’è la questione di cosa spinga i visitatori a voler tornare. Dall’altra, quella di capire se chi vive qui abbia ancora luoghi in cui desidera andare, anche in un giorno qualunque. Mi sono ritrovata a voler osservare Bra da entrambe queste prospettive.
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